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La storia Castel di Luco Le Terme Le foto

ACQUASANTA TERME

Acquasanta terme, località termale di antica origine, nota in epoca romana con il nome di Vicus ad Acquas. Si trova a 15 km da Ascoli Piceno, lungo la via salaria, ad un altitudine di 411 metri e con un territorio di circa 138 km². Durante l'impero romano divenne una stazione di sosta delle truppe dove i legionari si ritempravano, del periodo augusteo rimangono imponenti vestigia quali un ponte in travertino sul Garrafo , sulla via Salaria (la via consolare), ad una sola arcata a tutto sesto che sorregge un ponte sovrapposto dell'ottocento e i grandiosi muraglioni di costruzione della stessa via (lungo il fiume Tronto) nei pressi di Arli. Anche nel medio evo la fama delle acque di Acquasanta rimase immutata, una tradizione riportata dallo storico Marcucci narra che Carlo Magno, dirigendosi verso Roma per essere incoronato, dopo aver consegnato Ancarano al Vescovo di Ascoli, Maltignano ai Canonici ascolani e le terre sommatine ai magistrati(quest' ultime probabilmente sono un territorio acquasantano in questo modo si spiegherebbe anche la presenza di famiglie franche e germaniche in questa zona nei periodi farfensi e successivi), si fermò ad Acquasanta a prendere i bagni solfurei (a proposito di Carlo Magno nell' Orlando Furioso l'Ariosto narra anche le vicende di Brandimarte, conte di Rocca Silvana, e tra le località in cui si svolgono le varie vicende c'è Arli che guarda caso è anche una frazione di Acquasanta).Negli anni intorno al mille d.C. Acquasanta subì l'influenza dell'abbazia di Farfa (Fara Sabina, Rieti) e poi dei Vescovi-conti ascolani. L'Abate di Farfa , Adamo, divenuto Vescovo di Ascoli nel 983 d.C. fece edificare in località Valledacqua un monastero, a fianco di una chiesa dedicata a San Benedetto, questo complesso ancora oggi esistente è noto come abbazia di S. Benedetto in Valledacqua. Negli anni intorno la 1300 il territorio acquasantano è sottoposto ad a Ascoli e il suo territorio è diviso i quattro sindicati organizzati secondo lo schema classico delle Pievane, Acquis con sede a Paggese, Montecalvo con sede a San Martino, Facciano (Falciano), Montacuto con sede a Pomaro e più tardi appare Quintodecimo. Il 10 agosto del 1454 (notte di San Lorenzo, patrono del luogo) il signore del Castello di Luco , Pietro de Vanni Ciucci, alla testa di un nutrito manipolo di uomini scende ad Ascoli e fa tagliare a pezzi Rinaldo da Folignano, fratello uterino del Conte Francesco Sforza, occupa il palazzo e proclama la sovranità del Pontefice. Nel 1474 una tremenda epidemia devasta la zona. I quattro sindicati acquasantani, nel '500, fanno parte dello Stato della Chiesa e sono inseriti nella Provincia della Marca Anconetana. Ora hanno assunto i seguenti nomi: Acquasanta, detta spesso Sindicato di Luco ed Acquasanta , Montacuto, Montecalvo, Quintodecimo; Il sindicato di Venamartello, che comprende le ville alla sinistra del Tronto, dapprima autonomo entra alla fine del secolo a far parte di quello di Acquasanta. Nel '500 infuria la peste e il suo territorio viene coinvolto nelle scorrerie e stragi causate dalle famiglie Ascolane dei Parisani e dei Guiderocchi, il 16 marzo 1562 Acquasanta viene distrutta .Sulle montagne infuria il banditismo , come ribellione al potere ascolano. Del '700 si ricordano il terremoto del 1703 , la carestia del 1716 e la peste negli anni 1740-46 ( al seguito del passo degli spagnoli ). Acquasanta subisce l'occupazione napoleonica e il passaggio delle truppe austriache e napoletane e in questo frangente rinasce il fenomeno del brigantaggio . Il Decreto Reale del 10 dicembre 1865 unisce I cinque Comuni di Acquasanta, S.Maria, Quintodecimo, Montecalvo e Montacuto in un unica unità amministrativa con capoluogo Acquasanta. Alla fine del secolo rinasce l'industria turistica legata alle Terme e nel 1904 si accendono nel capoluogo le prime lampadine elettriche e viene realizzata la grande centrale idroelettrica di Venamartello che sfrutta le acque del Tronto deviato ad Arquata e incanalato per diversi chilometri. Acquasanta entra nell'era moderna al seguito delle numerose imprese anche straniere che partecipano al grandioso progetto, si attiva inoltre un servizio giornaliero di omnibus con Ascoli e il servizio telefonico . Nell'inverno del 1944 la resistenza contro i tedeschi culmina con l'eccidio di Pozza ed Umito dove i partigiani vennero trucidati dalle truppe tedesche.

Da visitare

Acquasanta offre interessanti testimonianze storico-artistiche: le chiese di S. Giovanni Battista (origini romanico-gotiche) e di S. Maria Maddalena (origine benedettina) nel capoluogo; l'abbazia farfense di S. Benedetto presso la frazione Valledacqua; il Ponte d'Arli della metà del XVI sec. (fraz. Ponte d'Arli); i numerosi borghi scolpiti nel travertino e nell'arenaria tra cui Tallacano detta la Peschici dell'Appennino per gli stupendi portali in arenaria decorati da arcaiche e simboliche figure in rilievo, e da non dimenticare Castel di Luco situato ad alcune centinaia di metri ad oriente dell'antichissimo agglomerato di Paggese la sua struttura fortificata costituisce l'elemento architettonico di valenza storica più caratteristico del territorio acquasantano.In prossimità del capoluogo, uno spettacolare fenomeno naturale è offerto dalle Gole del Garrafo, cavità naturali prodotte dall'erosione dell'acqua sulfurea. Da Umito, un sentiero conduce, attraverso boschi di faggi e castagni, alle Cascate della Prata (m. 900) e più avanti alle Cascate della Volpara (m. 1.180), su imponenti lastroni di arenaria. Proseguendo, si giunge alla vetta più alta del versante ascolano dei monti della Laga, la Macera della Morte (m. 2.073), il cui nome viene fatto risalire sia a una battaglia tra Romani e Cartaginesi, sia a uno scontro avvenuto tra Papato e Regno di Napoli nelle lunghe lotte di confine. Nelle vicinanze si trova la foresta di S. Gerbone, con l'omonima grotta naturale abitata in antico da monaci ed eremiti, è tra le più estese e belle dell'Appennino, ricca di faggi, abeti, pini, larici ed agrifogli.


Castel di Luco

La struttura fortificata di Castel di Luco , è uno dei monumenti più significativi del territorio acquasantano si ritiene che il luogo in cui poi sorse il castello fosse ritenuto sacro nell'antichità il suo nome deriverebbe da lucus o luogo della luce, e si ritiene fosse utilizzato per celebrazioni rituali. Ciò è dovuto anche al fatto che la struttura sorge su un tronco di cono di travertino, una sorta di altare naturale ben visibile a chi abbia a percorrere la sottostante via Salaria. Eretto sfruttando la naturale difendibilità del luogo il castello risulta di struttura quasi circolare, probabilmente le sue origini sono da ricercarsi nella riorganizzazione militare-territoriale che caratterizza l'Italia in epoca bizantina. Per le sue caratteristiche l'altura rocciosa era quanto di meglio si potesse scegliere per edificare una fortificazione a controllo della Via Salaria, tanto più in un momento storico in cui la sua antica sacralità doveva risultare ormai superata, conseguentemente alla evangelizzazione in atto da tempo, infatti presso Valledacqua( non molto distante dal castello e sovrastante ad esso) intorno all'anno 1000 iniziò la costruzione di un monastero, a fianco di una chiesa dedicata a S. Benedetto, oggi questo complesso è noto come abbazia di San Benedetto in Valledacqua. Si può ragionevolmente ipotizzare che il luogo dovesse essere stato occupato e reso maggiormente difendibile di quanto non lo fosse per sua natura, ben prima che venisse realizzata la struttura che ancora oggi vi si può ammirare, e che nelle sue diverse fasi di edificazione viene indicata da alcuni come risalente ai secoli XIV-XV, ma si può ritenere che la sua edificazione iniziò nel '200 o forse anche prima. Nello scorrere del tempo, Castel di Luco ha mantenuto tutti i caratteri che possono contraddistinguere la residenza fortificata di una antica dinastia: ad un tempo abitazione e "strumento bellico", centro di potere giurisdizionale e centro di raccolta della produzione agricola della proprietà; infine, in caso di particolari situazioni di pericolo diveniva luogo di rifugio dei coloni addetti alla conduzione dei campi ed al pascolo degli animali. E sebbene non si sia in grado di stabilire quali potessero essere i poteri giurisdizionali dei castellani di Luco allora, e nei tempi che precedono l'affermarsi del Comune Ascolano, con tutta probabilità Castel di Luco deve aver svolto anche una sorta di ruolo di "corte di giustizia". La prima progettazione del manufatto con tutta probabilità si proponeva dare vita ad un castello-recinto, in cui trovassero dimora il signore, gli armati e rifugio per la popolazione rurale del feudo, in caso di comune pericolo. Nel tempo le accresciute necessità residenziali della famiglia signorile determinarono un ampliamento delle strutture abitative, con conseguente restringimento degli spazi liberi e sopraelevazione della cortina esterna, contemporaneamente si assiste allo sviluppo del borgo che, concentrico al castello, cinge la base del roccione, costituendo oggi parte integrante del suo aspetto e del suo fascino. L'elemento bellico oggi più evidente , la torre a scarpa in conci ben squadrati e munita di cordone antiscalata e di archibugiere, fù aggiunta al complesso nel XVI secolo, quando la struttura del castello non fu più in grado di fungere da valido elemento militare dal momento che era la polvere da sparo a farla ormai da padrone e visto che ormai la difesa territoriale poteva essere affidata solo alle strutture bastionate. Alla naturale protezione offerta dal sito, il castello, che forse presentava anche una coronatura di merli, aggiungeva lungo il suo perimetro un notevolissimo numero di gattoni in travertino , mensole che sporgendo a strapiombo dalla muratura allacciavano ballatoi e bertesche lignee, permettendo di spiare il nemico e di combatterlo stando al coperto lanciando pietre o olio bollente sugli aggressori. Né va dimenticata la funzione difensiva della torricina di rinfianco alzata a sud-est (sebbene in tempi successivi al recinto) esternamente alla cortina, proprio dove questa presenta un andamento meno curvilineo, e dove la roccia è meno scoscesa.


Le terme

Nella prima metà dell'Ottocento si scoprirono nella località i resti delle antiche Terme citate da Tito Livio , molto frequentate nell'antichità. La struttura termale rimase a lungo assai semplice, composta da una vasta vasca naturale, in cui si potevano bagnare circa 200 persone. La vasca raccoglieva l'acqua zampillante da una sorgente, per poi allargarsi e penetrare all'interno del monte che sovrasta il fiume Tronto. Nel 1780 si realizza il nuovo stabilimento termale progettato da Lazzaro Giosaffatti definito "la nuova fabrica delle bagnarole" e si realizza una nuova piscina usata dai sofferenti di malattie cutanee.

L'Acqua e le Cure

Le terme, che utilizzano acqua sulfurea, sgorgante a 30 C°, attualmente sono fornite di moderni reparti di cura per varie patologie e sono aperte da maggio fino ad ottobre. L'acqua è catalogata come sulfurea-salsobromoiodica ed in particolare nello stabilimento termale di Acquasanta si praticano le terapie inalatorie (inalazioni, aerosol, polverizzazioni) e i fanghi.

Le Acque e la loro classificazione Chimico-fisica

Acque Solfuree.

Con Zolfo in combinazioni varie; si usano per bibita, bagno, inalazioni, irrigazioni, irrigazioni vaginali; curano malattie respiratorie croniche, malattie del naso, orecchio, gola, reumatismo cronico, obesità, eczemi, acne, annessiti, sterilità, piccola insufficienza epatica; non sono indicate nell'ulcera gastroduodenale.

Acque Salso-bromo-iodiche e Salso-iodiche.

Con Cloruro di Sodio (il comune sale); si usano per bagni, inalazioni, irrigazioni, fanghi; curano malattie infiammatorie ginecologiche croniche, reumatismo articolare, linfatismo, rachitismo, infiammazioni croniche delle vie respiratorie; non sono indicate nella tubercolosi, nella gravidanza e nell'allattamento.

 


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